Archive for the ‘podcasts’ Category

fiducia tradita.

Wednesday, January 28th, 2004

perché, dopo tanti anni, ancora ci rimango così male? perché quando conosco qualcuno continuo a dare la mia fiducia, la mia disponibilità, la mia amicizia? almeno finché la fiducia non viene tradita…

in tanti anni l’ho presa in quel posto tante volte. il più delle volte neppure per cattiveria dell’altra persona, ma semplicemente per opportunismo.

eppure non ho intenzione di cambiare: non voglio stare “chiuso” finché qualcuno non si “guadagna” la mia fiducia… non voglio precludermi qualcosa di potenzialmente bello…

eppure continuo a rimanerci male, molto male, forse troppo, quando questa fiducia viene tradita: dovrei esserci ormai abituato, ormai è successo tante volte.

ti dici mio amico, mi consideri tuo amico e poi…

non so… forse è la mia visione dell’amicizia che è ormai sbagliata, anacronistica. io sono una persona che considera la parola data come una cosa sacra, mai tradita nella vita. ho una visione “romantica” dell’amicizia, per questo, forse, “fuori moda” per qualcuno.

ma anche questa volta non voglio che questa esperienza mi cambi, non credo che per certe cose, per certi sentimenti, ci siano mode, e voglio restare quello che sono, forse un po’ troppo ingenuo, forse un po’ troppo idealista, ma comunque felice di esserlo.

m.

ii, 7

Monday, January 19th, 2004

se si dovesse riassumere il requisito essenziale del samurai, bisognerebbe sostenere che esso risieda nella devozione totale, corpo e anima, al proprio daimio.

in secondo luogo è necessario che egli coltivi l’intelligenza, la compassione e il coraggio. il possesso di tutte e tre queste virtù può sembrare impossibile all’individuo comune, ma non è difficile. l’intelligenza non è niente più che saper ascoltare gli altri, e da ciò si ottiene una saggezza infinita. la compassione consiste nell’agire per il bene altrui, onorando il prossimo. il coraggio è saper stringere i denti.

questo basta in ogni circostanza, tutto il resto è inutile.

in terzo luogo, il samurai deve curare il suo aspetto, il suo modo di esprimersi, e perfezionarsi nella calligrafia. a questi compiti occorre dedicare una pratica costante. innanzitutto è necessario che il samurai avverta dentro di sé la presenza di una forza tranquilla. una volta portate a termine queste occupazioni, egli dovrà imparare la storia della sua terra e le sue tradizioni.

tutto sommato, essere un samurai è semplice. se guardate coloro che attualmente sono di qualche utilità, vi accorgerete che riuniscono queste tre virtù.

natale.

Wednesday, December 24th, 2003

è arrivato natale. non me ne sono neanche accorto. tranne un paio, gli unici che volevo fare, la maggior parte dei regali, quelli che “dovevo” fare, li ho presi tra ieri e l’altro ieri. uno o due li farò invece oggi.

è da tanto che non scrivo… più di una volta ho cominciato: avevo delle idee in testa… qualcosa da dire… ma dopo poche righe tutto mi passava, quello che pensavo potesse essere interessante per gli altri tutto ad un tratto annoiava anche me…

sarà il periodo… è da tanti anni che il natale mi porta malinconia… è da tanti anni, forse troppi, che mi viene difficile vivere il natale per quello che rappresenta in realtà: una festività religiosa.

per i prossimi giorni, invece, non so ancora cosa farò. partono tutti. io non credo di andare via. forse nemmeno per capodanno. non ho molta voglia. mentre il natale non lo sento tanto in questi ultimi anni, il capodanno le detesto da secoli. non so perché… o forse lo so… ma ne parlerò magari più avanti.

da queste poche righe potrò forse sembrare un po’ giù… ma non è vero, non lo sono affatto. un po’ malinconico forse sì (ma non è male esserlo), ma triste no… anzi… ho tante cose per cui essere felice, alcune ormai presenti nella mia vita da tanto tempo, e ’spero’ altre più recenti…

buon natale.

m.

i, 79

Monday, December 1st, 2003

si può imparare qualcosa da un temporale.

quando un acquazzone ci sorprende, cerchiamo di non bagnarci affrettando il passo, ma anche tentando di ripararci sotto i cornicioni ci inzuppiamo ugualmente.

se invece, sin dal principio, accettiamo di bagnarci eviteremo ogni incertezza e non per questo ci bagneremo di più.

tale consapevolezza si applica a tutte le cose.

amicizia/1

Sunday, November 30th, 2003

ieri sera sono uscito, volevo incontrare degli amici che non vedevo da un po’… giro quindi in due locali. e fin qui tutto a posto. sto per andare a casa e mi faccio convincere ad andare in discoteca «dai… ha riaperto…» «ma mi fa c***re!» «ma no dai… ha cambiato gestione… andiamo tutti insieme…» «ok!».

inutile dire che il posto mi ha abbastanza disgustato: se non il peggio del peggio, quasi!

unica nota positiva: incontro un amico. non sto parlando di un conoscente, ma di un vero amico, ci conosciamo da vent’anni e l’ho sempre considerato tale. non è nel miglior periodo della sua vita e negli ultimi dieci anni non posso dire di averlo frequentato molto… ma rimane un amico. una delle 4 o 5 persone che indipendentemente da tutto sento ancora più vicine.

qualche anno fa, andando a venezia per il capodanno con un’altra di queste “4 o 5 persone”, in macchina gli dico: «è incredibile, non ci vedevamo probabilmente da un anno e mezzo, ci siamo anche sentiti poco, ma è come se ci fossimo visti ieri» e lui mi ha risposto: «vedi matt, ci sono amicizie di ‘quantità’ che per stare in piedi hanno bisogno di costanti frequentazioni se no scemano, ma solo poche di ‘qualità’».

è vero… e anche ieri sera ne ho avuto la conferma. grazie ale.

m.

hagakure

Saturday, November 29th, 2003

la parola giapponese hagakure è composta da due ideogrammi: “foglia” e “nascondere”.

hagakure potrebbe essere quindi tradotto con l’espressione “nascosto dalle foglie”.

hagakure è il titolo del codice dei samurai e l’ideale di vita che guidò tutta l’esistenza di yamamoto tsunemono.

hagakure si compone di 11 volumi e ci trasmette l’antica saggezza dei samurai sotto forma di brevi aforismi dai quali emerge lo spirito del bushido: la via del samurai.

qualcuno di questi aforismi lo riporterò su questo blog.

m.

allarme attentati.

Friday, November 28th, 2003

è da qualche giorno che i media parlano di possibili (o probabili?) attacchi terroristici anche in italia. il rischio maggiore dovrebbe essere nelle grandi città, milano e roma ovviamente davanti a tutte. sono ancora a casa… la febbre ormai è quasi scomparsa… mi dicono che la città è piena di polizia… la metropolitana quasi vuota.parlo con una cara amica… mi dice che ha paura… che sarebbe dovuta andare alla rinascente, ma ha cambiato idea. mi chiede se ho paura… cosa farei se fossi in lei.le rispondo che non mi preoccupo della cosa, perché non c’è niente che, preoccupandomi, potrei fare.l’unica cosa sarebbe forse quella di chiudermi in casa e ordinare la spesa via internet, non essendo (penso) un bersaglio interessante per un gruppo di terroristi islamici non dovrei quindi correre rischi.altrimenti mi comporto come se niente fosse: se per sfiga mi dovesse succedere qualcosa… beh… fino a quel momento ho comunque vissuto bene; se invece, cosa moooolto più probabile, non mi succederà nulla, allora non sarò vissuto male… con la preoccupazione di poter morire da un momento all’altro e con la vita… le mie abitudini di vita… condizionate.m.

il cane e la boccetta.

Wednesday, November 12th, 2003

ebbene sì… ancora baudelaire… ancora “piccoli poemi in prosa”.
perché proprio questo? perché proprio “il cane e la boccetta”? non c’è un vero motivo… in questo momento poi…
però mi piace.
m.

il cane e la boccetta

«-mio bel cane, mio buon cane, mio caro bubù, avvicinatevi e venite a respirare un eccellente profumo comprato dal miglior profumiere della città.»
e il cane, dimenando la coda, il che a quelle povere creature corrisponde al riso e al sorriso, s’avvicina e mette per curiosità il suo umido naso sulla boccetta stappata; poi, subito indietreggiando con spavento, m’abbaia a mo’ di rimprovero.
«-ah miserabile cane! se v’avessi offerto un cartoccio d’escrementi, l’avresti fiutato ch’è una delizia, e forse divorato. così, indegno compagno della mia triste vita, anche voi assomigliate al pubblico, cui non bisogna mai presentare delicati profumi che l’esasperano, ma lordure scelte con cura.»

quello che la gente pensa di te…

Saturday, October 25th, 2003

ieri parlavo con un amico, preoccupato di fare o non fare perché preoccupato di cosa la gente avrebbe pensato di lui.

ritengo che nulla di quello che facciamo possa venire apprezzato da tutti, senza riserve. penso però che questo non ci debba condizionare, non possiamo essere limitati dagli altri.

credo che una persona debba fare quello che ritiene giusto (o forse qualche volta quello che non ritiene sbagliato… non siamo dei santi dopo tutto… ;-)), in coscienza, senza crearsi problemi per quello che gli altri potrebbero dire o pensare, o cercare di compiacere tutti.

questo non vuol dire che non mi interessa cosa gli altri pensano di me, anzi, mi interessa moltissimo. ma m’importa solo delle persone che stimo, che ammiro, a cui voglio bene… e non sto dicendo le persone che mi stimano o mi ammirano o mi vogliono bene (ma ce ne saranno poi :-))… sarebbe troppo facile…

la storia che segue è tratta dal libretto “101 storie zen “.

—-

Ah sì?

Il maestro di Zen Hakuin era decantato dai vicini per la purezza della sua vita.
Accanto a lui abitava una bella ragazza giapponese, i cui genitori avevano un negozio di alimentari. Un giorno, come un fulmine a ciel sereno, i genitori scoprirono che era incinta.
La cosa mandò i genitori su tutte le furie. La ragazza non voleva confessare chi fosse l’uomo, ma quando non ne poté più di tutte quelle insistenze, finì col dire che era stato Hakuin.
I genitori furibondi andarono dal maestro.
«Ah sì?» disse lui come tutta risposta.
Quando il bambino nacque, lo portarono da Hakuin. Ormai lui aveva perso la reputazione, cosa che lo lasciava indifferente, ma si occupò del bambino con grande sollecitudine. Si procurava dai vicini il latte e tutto quello che occorreva al piccolo.
Dopo un anno la ragazza madre non resistette più. Disse ai genitori la verità: il vero padre del bambino era un giovanotto che lavorava al mercato del pesce.
La madre e il padre della ragazza andarono subito da Hakuin a chiedergli perdono, a fargli tutte le loro scuse e a riprendersi il bambino.
Hakuin non fece obiezioni. Nel cedere il bambino, tutto quello che disse fu: «Ah sì?».

lo straniero

Wednesday, October 15th, 2003

quello che segue fa parte della raccolta “piccoli poemi in prosa” di baudelaire. ho scelto di inaugurare questa sezione con questo testo… non è il mio poeta preferito, ma è comunque un poeta che ho amato molto…

lo straniero

- uomo misterioso, dì: chi ami di più? tuo padre, tua madre, tua sorella, o tuo fratello?
- non ho né padre né madre né sorella né fratello.
- i tuoi amici?
- usate un termine il cui senso m’è rimasto fino ad oggi sconosciuto.
- la tua patria?
- ignoro sotto qual latitudine sia.
- la bellezza?
- dea e immortale, l’amerei volentieri.
- l’oro?
- lo odio come voi odiate dio.
- eh via, che ami dunque, straordinario straniero?
- amo le nuovole… le nuovole che passano… laggiù… laggiù… le nuvole meravigliose!