sala d’attesa.
Tuesday, December 13th, 2005le piastrelle quadrate beige, blu e crema raccolgono il mio sguardo.
la schiena fa male.
ascolto la musica, come al solito; volume al massimo, come al solito.
libertines, i get along.
amo la musica rock.
non riesco a concentrarmi sulla musica e ogni volta che comincio a canticchiare il dolore mi ricorda il motivo per cui sono qui, mi ricorda che non è il caso di fare l’uomo ragno per prendere una sciarpa, poi si rischia di cadere all’indietro.
un ciula. una caduta da ciula.
guardo il foglio che mi hanno dato: codice bianco, il più basso, lo trovo quasi offensivo.
leggo su un manifesto che con il codice bianco sono possibili attese anche prolungate.
sono tentato di firmare e di andarmene: antidolorifico e nanna fino a domani. secondo me ne esco nuovo…
ho voglia di andare a dormire presto… per una volta… oggi poi, più che mai… gli occhi mi si socchiudono…
se mi muovo, se rido, se cerco di togliermi il maglione soffro.
detesto questa situazione.
non tanto il male, quello lo sopporto.
detesto non essere al 100%.
una signora anziana mi chiede della più vicina fermata della metropolitana, deve andare a san siro. le consiglio il taxi. è tardi ormai. quasi mezzanotte.
mi torna alla mente quando sono tornato in metrò da brooklin a manhattan di notte. ero stato a casa di dezera, un’amica conosciuta quand’era in tour a milano con hair.
la sedia della sala d’attesa si trasforma nella panchetta della metropolitana, vedo ancora le facce, sento ancora gli odori, vivo ancora la preoccupazione e il timore, svaniti dopo pochi minuti di viaggio.
e sono passati tanti anni.
6? 7? 8? non ricordo esattamente.
un movimento sbagliato e sono di nuovo a milano. sbadiglio, gli occhi mi si chiudono.
sono già passati tre quarti d’ora e non mi hanno ancora chiamato…
…
sono stufo di aspettare: firmo e me ne vado…